Lamborghini / 1966 / 1966-1973
Lamborghini Miura
La Miura rivoluzionò la sportiva stradale nel 1966, portando il motore al centro e la bellezza all'estremo: il primo oggetto che merita davvero il nome di supercar.
Scheda tecnica
- Marchio
- Lamborghini
- Periodo
- 1966-1973
- Motore
- V12 3.9 trasversale
- Potenza
- 350-385 CV
- Velocità massima
- circa 280 km/h
- Rilevanza
- Tra le prime supercar moderne a motore centrale
Nascita
La Lamborghini Miura nasce da un'iniziativa quasi clandestina: tre giovani ingegneri Lamborghini — Gian Paolo Dallara, Paolo Stanzani e Bob Wallace — sviluppano di nascosto il telaio durante il weekend, convinti che la vocazione sportiva del marchio debba spingersi oltre le granturismo convenzionali. Il risultato è il telaio P400, presentato come base al Salone di Torino 1965, ancora senza carrozzeria.
Marcello Gandini di Bertone, allora ventisettenne, disegna la carrozzeria nel 1966 e crea quello che molti considerano il corpo più bello mai applicato a una supercar. La linea è bassissima, i fianchi sono tesi, le prese d'aria laterali sono funzionali e scenografiche insieme. Il V12 da 3.929 cm³, montato trasversalmente dietro l'abitacolo con cambio integrato, genera 350 CV nella versione P400 originale, che salgono a 370 CV nella S e a 385 CV nella SV.
L'adozione del layout a motore centrale trasversale fu una scelta radicale: nel 1966 le granturismo sportive montavano il motore anteriore. Pur con qualche difetto tecnico — il raffreddamento del motore non era perfetto e le prime versioni avevano problemi di bilanciamento sul regime — la Miura definì la geometria che avrebbero adottato Ferrari, Lamborghini, McLaren e molti altri nei decenni successivi.
La versione SV del 1971, con sospensioni posteriori ridisegnate, alimentazione separata per ciascuna coppia di carburatori e distribuzione dei pesi migliorata, rappresenta il punto tecnico più alto della famiglia. Soli 150 esemplari SV furono costruiti, rendendola la più ricercata tra le Miura oggi. La produzione totale fu di circa 765 unità distribuite tra P400, P400 S e P400 SV.
L'impatto culturale della Miura superò immediatamente quello tecnico. Apparve nel film The Italian Job del 1969 nei titoli di testa, fu acquistata da rock star, piloti e personaggi pubblici, e diventò il simbolo di un'idea di lusso italiano basata sulla velocità, sull'eccesso visivo e su un tipo di eleganza completamente diverso dalla tradizione aristocratica della granturismo. Lamborghini passò da produttore di trattori a icona mondiale in un solo modello.
Varianti
- P400 (1966-1969) — V12 3.929 cm³, 350 CV
- P400 S (1968-1971) — V12 3.929 cm³, 370 CV
- P400 SV (1971-1973) — V12 3.929 cm³, 385 CV, sospensioni posteriori ridisegnate — 150 esemplari
Punti chiave
- Schema centrale-posteriore in un periodo dominato dalle granturismo anteriori
- Design Bertone con firma di Marcello Gandini
- Evoluzione dalla P400 alla più raffinata SV
Eredità
La Miura ha fissato l'archetipo della supercar moderna con un'operazione unica: ha spostato il motore, ha cambiato le proporzioni e ha dimostrato che la velocità può essere inseparabile dalla bellezza. Ogni supercar a motore centrale costruita dopo il 1966 — da Ferrari a McLaren a Porsche — porta nel suo DNA l'intuizione tecnica e visiva di questa vettura.