Ferrari / 1987 / 1987-1992

Ferrari F40

L'ultima Ferrari approvata da Enzo in persona: una supercar ridotta all'essenziale, con telaio tubolare, V8 biturbo e nessuna assistenza fra il pilota e la meccanica.

Scheda tecnica

Marchio
Ferrari
Periodo
1987-1992
Motore
V8 2.9 biturbo
Potenza
478 CV
Velocità massima
324 km/h
Rilevanza
L'ultima vettura approvata personalmente da Enzo Ferrari e la prima auto stradale a superare i 320 km/h

Nascita

La F40 nasce da un progetto da corsa che non corse mai. A metà anni Ottanta Nicola Materazzi aveva spinto Ferrari verso il Gruppo B con la 288 GTO e la più estrema 288 GTO Evoluzione, ma quando la FIA cancellò la categoria nel 1986 l'azienda si ritrovò con alcune Evoluzione già pronte e nessun campionato in cui usarle. Invece di sprecare il concetto, Enzo Ferrari ordinò di trasformarlo in una vettura stradale all'altezza del quarantesimo compleanno del marchio: approvata nel giugno 1986, fu presentata il 21 luglio 1987 dopo appena tredici mesi di sviluppo.

Il momento era preciso. Porsche aveva appena mostrato con la 959 quanto una supercar potesse diventare tecnologica, con quattro ruote motrici, sospensioni regolabili ed elettronica di gestione. Ferrari rispose andando nella direzione opposta: nessuna assistenza, nessun filtro, il minimo indispensabile fra il pilota e la meccanica. Non era una vettura pensata per battere la 959 sulla carta, ma per dichiarare che a Maranello la velocità restava una questione di leggerezza e di nervi, non di software. La scelta ha un costo: la F40 è scomoda, rumorosa, difficile da usare piano e priva di ogni rete di sicurezza elettronica.

Enzo Ferrari morì il 14 agosto 1988, poco più di un anno dopo la presentazione. Quella coincidenza ha saldato l'ingegneria della vettura al suo mito: la F40 è insieme la sintesi di una filosofia costruttiva e l'ultima firma dell'uomo che aveva fondato il marchio, e per questo la sua scheda tecnica non si legge separata dalla sua storia.

Persone e progetto

Progetto e sviluppo (Ferrari)
Nicola Materazzi
Design
Pininfarina
Disegno
Pietro Camardella
Supervisione stile
Aldo Brovarone

Caratteristiche

La carrozzeria Pininfarina, disegnata da Pietro Camardella sotto la supervisione di Aldo Brovarone, riveste un telaio a traliccio tubolare in acciaio incollato e imbullonato a pannelli in Kevlar, fibra di carbonio e alluminio. I cristalli laterali delle prime serie sono in policarbonato con apertura a scorrimento. Nella forma nulla è decorativo: il grande alettone posteriore è un elemento strutturale necessario alla stabilità alle alte velocità, le prese laterali alimentano gli intercooler e i tagli sul cofano posteriore sfogano il calore. Nonostante l'aspetto aggressivo il coefficiente di resistenza aerodinamica resta 0,34 e il peso a secco dichiarato dalla fabbrica è di circa 1.100 kg.

Il motore, tipo F120A, è un V8 di 2.936 cm³ con angolo di bancata di 90 gradi, quattro valvole per cilindro e due turbocompressori IHI con intercooler Behr, a una pressione di sovralimentazione di circa 1,1 bar. Eroga 478 CV a 7.000 giri e 577 Nm a 4.000 giri ed è derivato direttamente dall'unità della 288 GTO Evoluzione. La trasmissione è un cambio manuale a cinque rapporti con differenziale autobloccante meccanico.

Non c'è nulla ad addolcire la guida: niente ABS, niente controllo di trazione, niente servosterzo, niente servofreno. I due turbo entrano in coppia in modo netto e improvviso, e la vettura premia la precisione mentre punisce l'esitazione. Con questi numeri la F40 raggiunge i 100 km/h in poco più di quattro secondi e una velocità massima di 321-324 km/h, diventando la prima automobile di serie a superare le 200 miglia orarie.

Varianti

  • F40 (stradale) (1987-1992) — V8 2.936 cm³ biturbo, 478 CV a 7.000 giri — 1.311 esemplari
  • F40 LM (Michelotto) (dal 1989) — V8 biturbo evoluto, circa 700 CV. Debutto IMSA nell'ottobre 1989: 3ª a Laguna Seca con Jean Alesi.
  • F40 Competizione (Michelotto) (primi anni '90) — V8 biturbo evoluto, circa 700 CV. Versione più estrema della LM, stesso programma corse Michelotto.
  • F40 GTE (1993-1996) — V8 biturbo da competizione. BPR Global GT Series; vittoria alla 4 Ore di Anderstorp.

Punti chiave

  • Telaio a traliccio tubolare in acciaio incollato a pannelli in Kevlar, fibra di carbonio e alluminio - circa 1.100 kg a secco
  • V8 biturbo di 2.936 cm³ (tipo F120A), 478 CV, derivato dalla 288 GTO Evoluzione
  • Prima automobile di serie a superare le 200 miglia orarie (321-324 km/h)
  • Nessun ABS, controllo di trazione, servosterzo o servofreno
  • L'ultima stradale approvata personalmente da Enzo Ferrari

Dettagli

Ferrari aveva pianificato circa 400 esemplari, ma la domanda ne impose 1.311, costruiti fra il 1987 e il 1992: fino ad allora la sua fuoriserie più diffusa. La quasi totalità lasciò Maranello in Rosso Corsa e con guida a sinistra; una piccola serie a guida a destra fu realizzata per il Sultano del Brunei e pochissime vetture furono consegnate in tinte diverse, dal giallo al nero, su richiesta specifica. Le prime serie 1987-1989 avevano finestrini scorrevoli in Lexan, assetto non regolabile e nessun catalizzatore; le versioni successive introdussero cristalli discendenti, sospensioni ad altezza regolabile e, per alcuni mercati, impianto catalizzato.

L'abitacolo rende letterale la filosofia del progetto: niente pannelli porta veri, niente vano portaoggetti, niente radio, cinghie in tessuto al posto delle maniglie.

Eredità

La F40 resiste nel tempo perché sostiene una tesi: la via dell'intensità è la sottrazione, non l'addizione. Non è soltanto una delle Ferrari più veloci del suo tempo; è la prova che una vettura onesta e ridotta all'osso può sopravvivere a qualsiasi supercar definita dall'elettronica che le viene sovrapposta. Decenni dopo resta, per molti appassionati, la Ferrari stradale di riferimento.